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COLPEVOLE DI ESSERE INCINTA
Ma il tar le dà ragione annullando la graduatoria
Cosenza - Un Santo a cui votarsi i Calabresi ce l'hanno: è San Francesco di Paola, protettore della nostra martoriata terra. Una preghiera, una candela, un: pensaci tu. E poi, con animo rinfrancato, ci si tuffa nel mare degli ostacoli, tentando di guadagnarsi un cantuccio al sole. La salute al primo posto perché, citiamo il filosofo Schopenhauer, la salute non è tutto ma senza la salute tutto è niente. E poi un bel posto di lavoro. Che ci si faccia forza con la fede o si conti solo sulle proprie capacità, è questo il sogno nel cassetto di una percentuale purtroppo ancora alta di calabresi. Giovani e donne le categorie più penalizzate. Se queste, poi, nel mentre cercano lavoro decidono pure di diventare mamme, la loro vita potrebbe complicarsi a dismisura. Eccoci qui, allora, a raccontarvi la disavventura di una donna che partecipa ad un concorso come dirigente biologo presso l'Arpacal, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale. Superato il primo scoglio, rappresentato dallo scritto, si avvicina la data dell'orale. Il parto, però, è imminente e lei chiede di essere esaminata il giorno successivo a quello previsto. La Commissione dice che non è possibile, ma le consente di essere esaminata in una sede diversa e a lei più vicina. Peccato però che nessuno si sia preoccupato di comunicarle quale fosse questa sede alternativa. Chissà, forse una dimenticanza. Fatto sta che la donna non viene interrogata e naturalmente non compare nella graduatoria finale che, nel frattempo, l'Arpacal ha provveduto a stilare. A questo punto la svolta: la graduatoria è nulla. Il Tribunale amministrativo regionale, infatti, al quale la neomamma ha denunciato l'accaduto, ha accolto il suo ricorso dandole ragione. Violato, si legge nel dispositivo di annullamento, il principio costituzionale di parità uomo-donna e violato l'articolo 27 del Codice pari opportunità che vieta trattamenti discriminatori. La candidata aveva cioè pieno diritto di svolgere la prova orale in un momento successivo al parto e nel rispetto delle condizioni di salute sue e del bambino. Una bella storia di giustizia al femminile, come vorremmo ce ne fossero tante
Emilia Canonaco - 29/07/2010